Lui voce, Lui notizia

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Non si vuole bene solo con la presenza e la vicinanza, ma anche con un atteggiamento delicato che in questi tempi difficili per le relazioni sociali può integrare il nostro modo di amare preoccupandosi autenticamente dell’altro. In un tempo così difficile e strano di pandemia tutti possiamo imparare, forse con qualche fatica, cose inedite e preziose per le relazioni sociali. Tutti siamo stati invitati, anche con precise disposizioni civili ed ecclesiastiche, a stare a distanza di sicurezza.

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Alle soglie del nuovo anno, desidero porgere i miei più rispettosi saluti ai Capi di Stato e di Governo, ai responsabili delle Organizzazioni internazionali, ai leader spirituali e ai fedeli delle varie religioni, agli uomini e alle donne di buona volontà. A tutti rivolgo i miei migliori auguri, affinché quest’anno possa far progredire l’umanità sulla via della fraternità, della giustizia e della pace fra le persone, le comunità, i popoli e gli Stati.

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Nel paese delle strade storte c’è gente che si perde. Li vedi in giro per il paese smarriti: camminano e camminano, si stancano, ma non vanno da nessuna parte, si aggirano come in un labirinto, non sanno per dove si possa uscire per andare verso la terra promessa. Le strade storte complicano la vita, costringono a rallentare e impediscono lo slancio. Nel paese della strade storte le regole diventano cavilli, la burocrazia invece che essere una garanzia è un groviglio inestricabile. Nel paese della strade storte anche i pensieri sono storti e le parole sono dette non per farsi capire, ma per confondere. E così le persone diventano false. Dicono una cosa ma ne pensano un’altra.

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È legittimo domandarsi perché Gesù per il suo ingresso messianico in Gerusalemme abbia scelto l’asino di Efraim. Si deve sapere che l’asino di Efraim era un giovane puledro. Spesso era andato fino alla scuola: veniva aggiogato per tirare il carretto e sul carretto veniva caricato Efraim e l’asinello lo portava fino a scuola. Efraim infatti era paralitico e l’asinello ancora troppo giovane per i carichi pesanti si rendeva utile portando a scuola Efraim. Ciò nonostante, anche se andava a scuola tutti i giorni non aveva imparato nessuna lingua. Del resto era un asino.

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«In questa Celebrazione nella quale inizia l’uso della nuova traduzione dell’Ordinario della Messa, siamo invitati a seguire, con maggiore attenzione, le parole che diciamo per farle diventare non un’inerzia che si ripete, ma una preghiera che ci accende il cuore di speranza, di sapienza, di desiderio dell’incontro con Dio».

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Il drago – di biblica memoria e presente in ogni tempo – che è il Nulla e inghiotte l’umanità nel nulla, il drago del denaro e del potere, che umilia chi non è né ricco né potente, il drago che si chiama tristezza. Il drago, insomma, dalle tante facce che il Signore ha vinto, permettendo ai suoi figli di non essere più schiavi, ma liberi, di vivere nella gioia e non come se si fosse dei condannati a morte.

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«Alziamo il capo, immaginiamo la storia come Avvento». Le gente del mio tempo è interessata soprattutto alle catastrofi. Le notizie dei disastri sono le più popolari. I racconti di tragedie occupano il tempo, la fantasia, le parole della gente del mio tempo. La gente del mio tempo e della mia terra è schizzinosa e si tiene lontana dalle discariche che puzzano di squallore e di disperazione. In compenso visita ogni giorno le discariche dove si accumulano racconti di dissesto, parole di discredito, aggiornamenti sui crolli della fiducia, della stima, della speranza. La gente del mio tempo visita più volentieri i depositi di macerie che l’incanto dei sogni e le musiche della consolazione. Legge le profezie, ma non arriva fino in fondo.

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Il significato liturgico dell’avvento nel suo aspetto più ovvio e naturale è la preparazione immediata alle festività natalizie, nelle quali la Chiesa fa memoria della prima venuta di Cristo salvatore degli uomini nell’umiltà della nostra condizione umana. Tuttavia le letture bibliche proposte dalla prima domenica d’avvento offrono alla nostra riflessione anche il tema della seconda venuta di Cristo, quando tornerà nella gloria alla fine dei tempi e la storia degli uomini giungerà a pienezza. Questo periodo ci suggerisce allora atteggiamenti interiori del tutto particolari, come l’attesa, la fiducia e la speranza.

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BEATO PIERGIORGIO FRASSATI “UN SANTO VERO PER AMICO”

Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.
L’assistere quotidianamente alla fede con cui le famiglie spesso sopportano i più atroci dolori, i sacrifici perenni che essi fanno e che tutto questo fanno per amore di Dio ci fa tante volte rivolgere questa domanda: io che ho avuto da Dio tante cose sono sempre rimasto così neghittoso, così cattivo mentre loro che non sono stati così privilegiati come me, sono così infinitamente migliori di me.
Da “appunti per un discorso sulla carità”

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Tutto il Popolo di Dio è debitore verso di loro per il dono della fede. Pietro è stato il primo a confessare che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Paolo ha diffuso questo annuncio nel mondo greco-romano. E la Provvidenza ha voluto che tutti e due giungessero qui a Roma e qui versassero il sangue per la fede. Per questo la Chiesa di Roma è diventata, subito, spontaneamente, il punto di riferimento per tutte le Chiese sparse nel mondo. Non per il potere dell’Impero, ma per la forza del martirio, della testimonianza resa a Cristo! (Papa Francesco).

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